.:Il Calendario delle Feste:.
Equinozio di primavera (21 Marzo).
Nome elfico: Ethuil (primavera)
Nome festività: Anor Nauthol (Sole che concepisce)
oppure Ethele’mele (equinozio di primavera).
È questo il giorno in cui festeggiamo la rinascita, il risveglio di Dor Galadrym dal lungo sonno invernale e il nuovo inizio del ciclo naturale.
Siamo oggi invitati a recarci ove cresce il nostro albero vincolato per prenderci cura di esso.
Quando giunge l’ora designata, guidati dalla musica dell’arpa cara a Luthyl, ci congediamo dal nostro albero e, intonando tutti insieme un canto che celebra la vita e la primavera, ci dirigiamo verso le sponde del fiume. Lì il Balanistir innalza la nostra preghiera ad Elynrien, alla Divina Madre, prima di restituirci ai compiti che Ella ci ha affidato alla nostra creazione.
Il giorno dell’equinozio di Primavera ogni elfo si reca nel luogo ove cresce il proprio albero vincolato per occuparsi di esso, controllandone la salute e provvedendo a tutte le piccole attenzioni di cui un albero possa necessitare.
La fanciulla silvana eletta a tale compito o il Balanistir] pizzica le corde dell’arpa, cara a Luthyl, e la dolce melodia inizia a diffondersi lievemente nella selva.
Come se questo suono fosse un segnale i silvani si accomiatano dal proprio albero e iniziano a dirigersi verso il fiume.
Guidate dalla melodia dell’arpa, le voci maschili dei silvani iniziano ad intonare le parole della prima strofa del canto dedicato alla primavera. Sebbene non è detto che si possano sentire tra loro, le voci femminili rispondono intonando la seconda strofa.
Voci maschili e femminili continuano ad alternarsi e intrecciarsi fino a quando non avranno completato il canto e raggiunto la riva del fiume.
La fanciulla termina di suonare l’arpa.
Il Balanistir, quando tutti sono giunti e a continuare il canto è rimasto solo il vento tra i rami degli alberi, si rivolge ai muindyr presenti per celebrare il nuovo inizio del ciclo vitale.
“Le verdi gemme sono nuovamente comparse sui rami degli alberi, presto si schiuderanno rivelando tutto lo splendore di una nuova vita che nasce e che riprende a vivere dopo il lungo riposo invernale.
Oggi ci siamo presi cura della salute di quelle vite arboree che più ci sono legate, dei nostri fratelli silvani. Abbiamo attraversato Dor Galadrym osservando l’opera di Elynrien e abbiamo innalzato a lei le parole che Luthyl ci ha insegnato.”
Il Balanistir solleva le braccia in quello che vuole apparire come un abbraccio alla selva. “Ancora una volta, Elynrien ci hai concesso di assistersi al ciclico ripetersi di questo fenomeno. Per questo i nostri cuori ti ringraziano nella speranza di poter continuare ancora a celebrare la tua bontà nei confronti nostri e della Selva in cui dimoriamo”
Il Balanistir abbassa nuovamente le braccia e si rivolge ancora una volta ai muindyr congedandoli.
“torniamo ora alle nostre dimore riprendendo ancora una volta a svolgere quei compiti che la Divina Madre ci ha assegnato, senza mai scordarci della vita che ora sta riprendendo a scorrere”.
Canto Primaverile:
Scruta dentro il tuo cuore,
l'albero sacro è lì che sta fiorendo; dalla gioia
I rami sacri si partono, e con essi
Tutti i fiori frementi che sostengono.
I colori mutevoli dei frutti hanno adornato
Con una luce gaia le stelle; la presa sicura
Della radice invisibile ha piantato
La quiete nella notte; lo scuotersi
Della sua vetta frondosa ha dato all'onde
La loro melodia,
Sposando le mie labbra con la musica,
Mormorando per te una canzone magica,
Là vanno in cerchio gli Amori, nel cerchio fiammeggiante
Dei nostri giorni, in vortici,
Svolgendosi a spirale qua e là
In quei vasti e innocenti viali di foglie;
ricordando la chioma fluttuante e come i sandali alati
Dardeggiano, i tuoi occhi
Di tenerezza si colmano:
Scruta dentro il tuo cuore,
Non ti guardare più allo specchio amaro
Che i demoni ci pongono di fronte, passando,
Con la loro sottile scaltrezza, o se vuoi
Guarda solo un istante; perché vi si formi
Una fatale immagine, che la notte
Tempestosa raccoglie,
Radici nascoste a metà nella neve,
Rami spezzati, foglie annerite.
Perché ogni cosa diventa sterile
In quello specchio oscuro che i demoni sostengono,
Specchio della stanchezza esterna,
Creato mentre Airetari stava dormendo nelle età che furono.
Fra i rami infranti, là, passano i corvi
Del pensiero irrequieto, trasvolando,
Stridendo in ogni dove, con gli artigli
Crudeli e il becco rapace.. quando non restano immobili
Fiutando il vento e scuotono
Le ali sbrindellate;
I tuoi teneri occhi perdono ogni dolcezza:
Non ti guardare più in quello specchio amaro.
Solstizio estivo (21 giugno).
Nome elfico: Laer (estate).
Nome festività: Anor Palan-diriel (Sole che guarda lontano e ampio) oppure Faradome (solstizio d’estate).
Il giorno in cui il ciclo naturale giunge al suo culmine, tutti noi muindyr ci riuniamo per celebrare l’abbondanza e la benevolenza che Elynrien e i Fairi ci mostrano.
In un’area della corte terrena, dove le braci sono state preparate, il Balanistir celebra il rito, offrendo agli dei le primizie della selva: frutta fresca, carne e idromele.
Quando le libagioni sono state offerte, ognuno di noi può proporre il suo canto, innalzando la voce in omaggio a Elynrien e ai suoi figli.
Al termine del canto, nella sala dei banchetti ci attendono le tavole imbandite dei doni degli dei affinché anche noi possiamo nutrirci insieme a loro, allietati da musiche e dalla voce di un aedo.
Prima della cerimonia vengono preparate, distanti dagli alberi che reggono la corte e circondate da sassi, braci ed un piccolo fuoco dove saranno poi donate le libagioni cerimoniali. In caso la sera sia piovosa il fuoco sarà preparato in un punto riparato dall’intreccio arboreo.
Il Balanistir, sorreggendo il vassoio con le libagioni, si dirige verso il luogo dove è stato preparato il fuoco invitando i muindyr ad iniziare i canti rituali ed a seguirlo in una processione.
Giunto dinnanzi al fuoco attende che tutti lo abbiano raggiunto e che sia calato il silenzio prima di iniziare la cerimonia di ringraziamento per i doni della stagione.
“Muindyr, in questa prima notte d’estate, siamo qui riuniti per rendere grazie della sopraggiunta abbondanza di questa stagione calda. La natura è al pieno del suo splendore, del suo rigoglio, e sono i frutti di questa natura che oggi offriamo agli dei come segno della benevolenza dimostrataci. Questa frutta, dono delle piante che la loro benevolenza fa crescere rigogliose in questi luoghi; questa carne che i fratelli animali ci hanno donato nell’eterno ciclo delle morti e delle rinascite; e questo idromele dall’aroma inebriante offro a loro.”
Il Balanistir a questo punto inizia a porre nel fuoco vivo le libagioni, prima la frutta, poi la carne ed infine, con attenzione, alcune gocce di idromele mentre continua la celebrazione.
“Possano gradire i nostri doni umilmente offerti, sia sempre lodato il loro nome e vegli la Santa Madre su di noi, possa il Divenire dei nostri giorni essere prolifico e illuminato dalla luce di chiare e dolci stelle.”
Allargando le braccia il Balanistir invita infine i presenti ad innalzare alla dea ed ai fairi un canto di lode.
“Ishir Eline tan enthein orash ilir eryn infir
Dea e Fairi suoi figli che su di noi vegliate
confratelli animali ed arborei
che la stessa aria nostra respirate
che ci offrite compagnia, dimora, protezione
che insieme vivendo ci aiutate ad apprendere la sacra lezione
Antiche stelle illuminate per quanto potete il mio cammino
Ma se mai doveste scegliere
Vi prego seguite quello dei muindyr che mi stanno vicino”
“Possa la vostra luce rischiarare le vie di quanti sotto la vostra egida camminano e a voi rendono gloria”
Il Balanistir pone fine alla cerimonia canora ed invita i presenti a tornare alla sala del banchetto, ora imbandita, e a servirsi delle libagioni donate dagli dei.
Equinozio d’Autunno (23 Settembre).
Nome elfico: Lasbelin (Autunno)
Nome festività: Anor Helthol (Sole che spoglia) oppure Yavieba (equinozio d’Autunno).
Quando la selva offre i suoi frutti più prelibati e abbondanti, le dolci castagne, i morbidi funghi e la preziosa carne donata dai nostri fratelli animali, ancora una volta siamo chiamati a riunirci nei pressi della fonte sacra per celebrare e ringraziare Elynrien e i suoi figli.
Il Balanistir e il nostro Elu ci guidano in processione fino alla fonte dove, con voce sicura, il Balanistir innalza le preghiere e i ringraziamenti agli dei. Allora ad uno ad uno ci inginocchiamo di fronte al nostro sacerdote per ottenere la benedizione con l’acqua della stessa fonte.
Gli elfi si raccolgono in una radura nei pressi della fonte all’imbrunire e da lì, tutti insieme, marciano guidati dal Balanistir e dall’Elu fino alla fonte sacra, in una processione ordinata.
Un elfo (possibilmente l’Aphanadon en Balanistir o il Balanistir più giovane) affianca il Balanistir che celebrerà il rito portando un vassoio in legno con i primi frutti della stagione: cinque castagne, cinque ghiande, cinque funghi mangerecci, cinque bocconi della carne cacciata per l’occasione, simbolicamente uno per la Dea e uno per ogni Fairo. Sul vassoio anche una piccola otre contenente vino elfico.
Giunti alla fonte sacra il Balanistir si ferma oltre il fuoco approntato per l’occasione e si volta verso i muindyr dando inizio alla celebrazione. “Muindyr, in questa notte di passaggio in cui Anar e Isil si spartiscono equamente il cielo, ci riuniamo per ringraziare ancora una volta gli Dèi dei doni più cari della selva”
Il Balanistir, dal vassoio che gli viene porto, prende a cinque a cinque i doni della stagione e li lascia cadere nel fuoco ringraziando.
“Le castagne e le ghiande degli alberi che durante tutto l’anno ci offrono riparo e in questo periodo ci donano i loro frutti affinché possiamo nutrirci. I funghi, frutto della terra dalla quale traiamo il nostro sostentamento. I fratelli animali che ci donano le loro pelli per riscaldarci in inverno e la loro carne per nutrirci quando Dor-Galadrym riposa.”
Il Balanistir prende quindi il vino elfico e si sposta verso la riva del fiume, sollevando l’otre come ad offrirlo agli Dei.
“Airetari accettate e benedite questo vino che abbiamo prodotto noi stessi dall’uva da voi donataci”
Il sacerdote attende alcuni istanti in silenzio quindi posa nuovamente il contenitore e si volge nuovamente verso i muindyr invitandoli a raggiungerlo uno alla volta e ad inginocchiarsi davanti a lui per ricevere la benedizione. Egli prende tra le mani dell’acqua dalla fonte e ne lascia cadere alcune gocce sul capo del muindor invocando la benedizione dei Fairi “Benedite questo muindor/muinthel affinché egli/ella possa seguire i vostri insegnamenti e vivere sotto la vostra guida durante l’anno futuro”
Terminata la benedizione di tutti i presenti se la notte non è troppo inoltrata i muindyr sono invitati a raccogliersi in un cerchio ed a raccontare come hanno vissuto l’ultimo anno o un episodio per loro significativo, condividendolo con gli altri ascoltatori.
Canto Autunnale
Valli di nebbia, fiumi tenebrosi
e boschi che somigliano alle nuvole:
poi che tutto è coperto dalle lacrime
nessuno può distinguerne le forme.
Enormi lune sorgono e tramontano
ancora, ancora, ancora ... in ogni istante
della notte inquiete, in un mutare
incessante di luogo. E così spengono
la luce delle stelle col sospiro
del loro volto pallido. Poi viene
mezzanotte sul quadrante lunare
ed una più sottile delle altre
(di una specie che dopo lunghe prove
fu giudicata la migliore) scende
giù, sempre giù, ancora giù, fin quando
il suo centro si posa sulla cima
di una montagna, come una corona,
mentre l'immensa superficie, simile
a un arazzo, s'adagia sui castelli
e sui borghi (dovunque essi si trovino)
e si distende su strane foreste,
sulle ali dei fantasmi, sopra il mare,
sulle cose che dormono e un immenso
labirinto di luce le ricopre.
Allora si fa profonda - profonda! -
la passione del sonno in ogni cosa.
Al mattino, nell'ora del risveglio,
il velo della luna si distende
lungo i cieli in tempesta e, come tutte
le cose, rassomiglia ad un giallo albatro.
Ma quella luna non è più la stessa:
più non sembra una tenda stravagante.
A poco a poco i suoi esili atomi
si disciolgono in pioggia: le farfalle
che dalla terra salgono a cercare
ansiose il cielo e subito discendono
(creature insoddisfatte!) ce ne portano
solo una goccia sulle ali tremanti
Solstizio d’Inverno (22 Dicembre).
Nome elfico: (inverno Rhîw).
Nome festività: Anor Nimmidol (Sole che imbianca) oppure Yenearsira (solstizio d’inverno).
All’inizio di quello che costituisce l’ultimo anello del ciclo annuale, è attorno alla pira innalzata sull’isola sacra che ci raduniamo per celebrare con un canto sacro la fine di un anno, iniziando a prepararci per quello venturo.
Per non dimenticare, uno tra noi è scelto a tenere il discorso commemorativo, alla fine del canto, mentre la pira brucia, consumando il passato.
Quando solo cenere rimane è il Balanistir che raccoglie i resti della pira, di ciò che è stato, per conservare i ricordi, le esperienze passate che dovranno essere guida nel futuro. Ognuno di noi, lasciando cadere una manciata di cenere sul terreno, esprime un proposito per il futuro, e solo quando tutti hanno parlato la cerimonia si ritiene conclusa.
Prima dell’inizio della cerimonia viene preparata in un luogo aperto dell’isola sacra la pira rituale, alta quasi quanto due elfi e sulla cui cima è deposto il cadavere di un animale morto di vecchiaia. La pira dovrebbe essere eretta con rami spezzati di vecchi alberi o con il legname di alberi morti.
Il Balanistir attende che gli elfi si siano radunati attorno alla pira e che si sia fatto silenzio quindi, invitando i presenti ad intonare il canto sacro, dà fuoco alla pira.
Terminato il canto, un elfo designato in precedenza si fa avanti per tenere il discorso commemorativo dell’anno vissuto mentre la pira continua a bruciare. Alla fine del discorso, che dovrebbe durare fino a quando la pira non si sarà consumata completamente, l’elfo si fa da parte per lasciare che il Balanistir riprenda la celebrazione.
Il Balanistir a questo punto raccoglie le ceneri più esterne e più fredde deponendole in una scatola di legno intagliato (le altre ceneri verranno raccolte la mattina dopo o al termine della cerimonia quando saranno del tutto raffreddate) e le solleva bene in alto per mostrarle ai presenti descrivendone le proprietà.
“Queste ceneri sono ciò che rimane dell’anno appena trascorso, ciò che abbiamo appreso, ciò che siamo stati e ciò da cui potremo rinascere e che dovremo tenere sempre presente in particolar modo adesso che stiamo entrando nella stagione fredda, periodo in cui Dor-Galadrym e con essa i nostri fratelli animali si ritirano e si assopiscono, per rigenerarsi e ritornare a nuova vita quando il freddo e la notte saranno passati.”
Il Balanistir a questo punto prende una manciata delle ceneri e la getta ai suoi piedi in un gesto simbolico di concimazione del terreno.
“Come queste ceneri concimeranno per l’anno venturo il terreno di quest’Isola, così le esperienze da noi vissute ed apprese nell’anno trascorso dovranno essere fonte di rinnovamento e crescita per la nostra vita in Dor-Galadrym”
Terminato di parlare il Balanistir fa passare la scatola tra i muindyr in modo che anch’essi possano ripetere il gesto ed esprimere un proposito per l’anno venturo o un progetto a cui vogliono lavorare durante l’inverno.
Terminata questa fase, il Balanistir ripone la scatola e rivolge agli Dei una preghiera per i morti.
“La stagione buia non può non ricordarci della fredda morte. Innalziamo dunque le nostre preghiere a Valya ed ai suoi Figli, prima fra essi Firiel, colei che presiede alla morte. Possa la Divina vegliare sull’esistenza di coloro che non sono più stati resi ai nostri affetti e voglia Olori guidarne il viaggio verso la dimora eterna”
Il Balanistir apre le braccia in preghiera.
“O Elynrien, o Fairi, a voi affidiamo i nostri fratelli ed i nostri cari affinché possano godere della vostra luce e della pace nei regni beati oltre il mare, là dove la vostra benevolenza accoglie chi di noi ha ottenuto l’ultimo riposo. Noi che ancora a Occidente dimoriamo, non li piangiamo sapendo che tra voi hanno raggiunto la dimora eletta e godono della vostra divina compagnia. Fate che le stelle che illuminano il nostro ed il loro firmamento siano da tramite per l’affetto che ancora nutriamo verso coloro che ci hanno lasciati”
Terminata la preghiera il Balnistir rimane per alcuni istanti in silenzio, prima di congedare coloro che hanno assistito alla cerimonia.
Canto Invernale:
"Noi siamo esseri semplici con credenze semplici.
Adoriamo il Sole, la Luna e le stelle per il loro splendore lucente.
Crediamo nel fuoco per il suo calore improvviso;
e anche nell'acqua e nella terra perché nutrono tutte le cose..."
Celebrazione per “l’amico degli elfi”.
Nome elfico: Elendil
Quando un Elendil entra a far parte della vita della corte, per sancire la sua posizione lo conduciamo alla fonte sacra, ancora bendato, perché egli riceva un bagno rituale con l’acqua della fonte stessa.
Non gli è concesso immergersi, ma è il celebrante a porre sul suo capo l’acqua, purificandolo del suo passato. L’Elendil è dunque sbendato e benedetto tramite la cenere della pira sacra mentre il nostro canto gli rende omaggio.
L’albero Sacro.
Nome elfico: Galadh Aina (albero sacro).
Ogni anno, quando la primavera è già inoltrata, viene piantato sull’isola sacra un nuovo albero, un piccolo seme che rappresenta le speranze e i propositi della comunità silvana.
Quale sia l’albero da piantare è deciso da tutti noi, insieme, e insieme ci rechiamo all’isola, nel luogo dove si terrà la cerimonia per il suo interramento. L’acqua raccolta durante l’ultima festa della prima neve è usata per innaffiarlo, mentre la cenere della pira dell’anno passato sarà il suo concime.
Tutti dovremo prenderci cura della crescita del piccolo virgulto perché il suo prosperare sarà segno della benevolenza di Elynrien nei nostri confronti.
Dalla corte ove la scelta del seme è stata compiuta i muindyr si muovono, in una processione gioiosa ma allo stesso tempo solenne, alla volta dell’isola sacra.
Il Balanistir porta con sé in un contenitore con della terra nera, ricca di umus e di sostanze nutritive, il piccolo seme.
Altri due elfi dovrebbero portare rispettivamente il calice con l’acqua raccolta durante la cerimonia della primaneve e la scatola con la cenere della pira invernale.
Il Balanistir, una volta giunto di fronte all’isola sacra, al guado che conduce ad essa, si volta verso i muindyr per rivolgersi ad essi “Su quest’isola crescono tutti gli alberi piantati nei secoli, piccoli germogli che sono cresciuti sani, come sana e prospera è stata la vita della nostra selva e della nostra comunità. Tra essi possiamo scorgere qualità diverse e tuttavia insieme si alzano su questo stesso suolo, così come noi dobbiamo crescere insieme in Dor Galadrym, come un’unica comunità, uniti sotto la guida del nostro Elu.”
Il Balanistir fa una pausa e solleva il contenitore con il seme, mostrandolo agli astanti e osservandoli uno ad uno.
“Oggi un nuovo seme verrà piantato sulla nostra sacra isola, una nuova vita si unirà a quelle che già qui crescono. Esso rappresenta [elenca le qualità che sono state scelte per rappresentare l’anno futuro e che sono simbolegiate dalla pianta scelta]”
Il Balanistir si volta a questo punto e avanza, guidando gli altri, verso il punto dove verrà piantato l’albero sacro e attende insieme agli altri due portatori che un nuovo muindor si occupi di scavare la piccola fossa.
Quando la fossa è stata scavata, il Balanistir con attenzione sposta il seme con la sua nera terra nella buca “Oggi piantiamo questo seme nella speranza che esso possa crescere sano e rigoglioso e che per suo tramite possa esserci confermato il favore dei Fairi e di Elynrien”
Il Balanistir si rialza in piedi e invita il portatore della cenere a spanderne un po’ sul terreno appena smosso. “Questa è la cenere dell’anno passato, essa rappresenta ciò che abbiamo imparato nell’anno trascorso, le nostre esperienze. Così come la cenere concimerà questo terreno e nutrirà questo piccolo seme, le nostre esperienze, belle e brutte, potranno e dovranno aiutarci a crescere e a migliorare nella nostra vita futura”
Invita poi il portatore dell’acqua a innaffiare con essa lentamente il seme. “Quest’acqua è stata ricavata dalla prima neve caduta sul terreno lo scorso inverno, quella neve che ha portato il sonno sulla selva tutta e che ora, sciolta dai caldi raggi di Anor porterà nuova vita e nutrimento a noi e ai nostri fratelli della selva, nel continuo ripetersi del ciclo naturale”
Il Balanistir solleva ora le braccia al cielo e si rivolge in preghiera ad Elynrien “O divina madre, signora dell’esistenza, a voi chiediamo di vegliare su questo albero, su questo piccolo seme, così come vegliate su di noi. Che la vostra benevolenza possa sempre seguirci.”
Il Balanistir abbassa le braccia e si volge verso i muindyr congedandoli. “Possa la benevolenza di Elynrien essere sempre su di noi”
Primaneve.
Nome elfico: Minyaloss (primaneve).
Alla caduta della prima neve dovremmo tutti indossare i nostri mantelli rituali bianchi e prendere nella destra una torcia, lasciando la corte e avviandoci verso l’isola sacra. Mentre avanziamo in processione, ancora una volta uniamo le nostre voci in un canto che inneggia al ciclo della natura, alla vita che si risveglierà dopo il lungo riposo invernale.
Giunti all’isola, il canto ha termine per permettere al Balanistir di procedere nel rito, di raccogliere un po’ della neve depositatasi di fronte al virgulto che simboleggia l’anno in corso, quella neve che dopo il disgelo diverrà acqua e che innaffierà il nuovo albero sacro.
Rito funebre.
Nome elfico: Aur uin Aderthad (Giorno della riconciliazione) oppure al posto di riconciliazione Namaarie (addio).
NB: riconciliazione inteso come riavvicinamento alla dea.
Nella triste occorrenza di un funerale silvano, il corpo del nostro fratello viene trasportato fino all’isola sacra su di una leggera barca rituale, una barca intagliata con immagini che raffigurano Niemor e le sue ancelle nell’atto di trasportarlo oltre il mare.
La barca viene deposta al margine settentrionale dell’isola e amici e parenti potranno lasciare in essa i loro doni, esprimendo le loro parole di commiato prima che il Balanistir la affidi a Niemor e alle sue ancelle.
I nostri passi seguono ora la barca fin dove ci è possibile, poi dovremo lasciarla andare, accettando il volere della Divina Madre.
Guerra.
Nome elfico: Aur Dagrol (Giorno che fa la guerra) oppure Aur Togir Autho (Giorno portatore di guerra).
E’ il giorno antecedente al conflitto, o alla decisione di prendere parte ad un conflitto.
Il tutto viene deciso dal Consiglio Marziale Silvano, il quale discuterà per tutta la giornata.
Durante cotale giorno la selva verrà attraversata dai suoni di tamburi disposti in maniera tale che in tutta quanta la selva si possa udire le percussioni.
Nessuno parlerà, se non all’interno della stanza del consiglio. Unici suoni permessi saranno le fucine elfiche, e il clangore del metallo.
La diffusione del verdetto, d'entrata o no in guerra, verrà compiuta attraverso i tamburi, mediante specifiche percussioni.
Nota da tenere, è che in questo giorno nessuno che non sia delle elfiche genti, potrà entrare alla selva.
Morte dell’Elu.
Nome elfico: Aur Naegrol (Giorno che causa dolore)
Nessuno (anche Alti e mezzelfi) potrà entrare nella selva, i guardiani dei confini e della foresta uccideranno a vista.
Tutti vestiranno abiti rossi, tranne i guardiani (che avranno ad ogni modo un piccolo drappo rosso, seppure nascosto).
Ci sarà assoluto silenzio, silenzio che perdurerà per tre giorni di fila, fino al momento dell’inumazione che vedrà l’Elu sepolto nell’isola sacra, e nella sua tomba verrà piantato un seme di quercia.
Durante i tre giorni, un sottofondo musicale di flauto albergherà nella selva.
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